Visualizzazione post con etichetta Verona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verona. Mostra tutti i post

lunedì 25 novembre 2013

Lazarevic, basta la parola

Chissenefrega delle immagini? Chissenefrega di come ha segnato?
Per godere in diretta come ho fatto io, basta riascoltare il commento di Tutto Il Calcio Minuto per Minuto.
Verona zero, Chievo uno.
Minuto 92.
Il Verona dei miracoli perde il 23 novembre 2013 il derby scaligero, che ritorna in serie A dopo undici anni, contro il Chievo ultimo in classifica.
"L'eroe del Bentegodi si chiama Lazarevic, al novantaduesimo minuto!". Massimo Barchiesi, ti voglio bene.
Mettetevi comodi, andate al minuto 4.10, alzate il volume, e godetevi lo spettacolo.
Gol di Lazarevic - radiocronaca in diretta

lunedì 2 settembre 2013

Verona superstar? Andiamoci Pjanic...

Da ieri, 1 settembre 2013, sto cominciando a rivalutare gli effetti della retrocessione del mio amato Lane in serie C e della contemporanea promozione in serie A del Verona.
Intendiamoci, ci vuole davvero uno sforzo titanico: se penso che i gialloblu la settimana scorsa hanno rifilato due banane al Milan, in un Bentegodi portato all'estasi da orgia calcistica grazie a una doppietta di quello stesso Luca Toni che i primi gol in serie A li ha festeggiati proprio in maglia biancorossa, gli zebedei tornano subito a vorticarmi furiosamente e cado in depressione.
Eppure, proprio dopo questa prestigiosa vittoria, in riva all'Adige molti avevano già iniziato a bullarsi con spocchia urticante, manco avessero già rivinto lo scudetto.
Gialloblu superstar come nell'85? Andiamoci Pjanic, ragazzi...
Mi sa che quest'anno toccherà a voi masticare amaro più di una domenica, trovando avversari come questo genio slavo, che dal niente ti inventa un pallonetto così, facendo fare la figura del poro mona al portierone veronese Rafael. 3-0, silenzio e orecchie basse: la Roma vi ha ridicolizzati, boriosi cugini.
Qualche ora dopo, invece, noi al Menti contro il Pavia sembravamo il Real Madrid, e Mustacchio era il nostro imprendibile Bale.
Una volta tanto, pare che giocheremo davvero per vincere, anziché per non perdere. Questa serie C comincia quasi a starmi simpatica...

martedì 4 giugno 2013

Yesterday

Eh già, aveva ragione Paul Mc Cartney: "Yesterday all my troubles seemed so far away...".
Il presente, invece, è un incubo calcistico che pare senza fine. Devo ancora riprendermi dalla peggiore giornata da tifoso biancorosso che ricordi: il Vicenza retrocesso in serie C, il Verona promosso in serie A. Non nello stesso campionato - e sarebbe già stato un dramma - ma lo stesso giorno e alla stessa ora. E questa è un'autentica tragedia.
Non mi resta allora che aggrapparmi ai ricordi di ieri, o meglio dell'altro ieri, quando il Vicenza già non faceva più sognare, ma perlomeno si poteva ancora godere delle cocenti disgrazie gialloblu.
Ho già avuto modo di celebrare in un post precedente la festa del 9 maggio 2010, quando il Verona perse in casa una partita imperdibile contro il Portosummaga e rimase condannato ad un altro anno di serie C.
Ma come ci era precipitato in serie C il Verona, dopo 64 anni vissuti nelle categorie superiori?
Questa storia meravigliosa fu scritta nel giugno 2007, al termine dei playout tra l'Hellas e lo Spezia.
Le cronache dell'epoca narrano di un ritorno al Bentegodi in cui furono decisive le parate di Santoni per consentire al fortino ligure di portare a casa il vitale 0-0.
Io però ricordo di avere avuto un'esultanza smodata quando, alla radio, sentii la cronaca del gol di Do Prado che decise il match d'andata al Picco (2-1 per i liguri il 15 giugno 2007).
In rete l'unico filmato 'live' con gli effetti dello stadio è questo pippone con tanto di formazioni iniziali. Il gol dell'airone nero (già, proprio un altro giocatore di colore a umiliare i gialloblu, come e più di Weah: che fantastica nemesi!) è al minuto 2:15.
All'epoca avevo una fidanzata nata a La Spezia, e mi parve un segno del destino. Credo di avere avuto la certezza proprio in quell'istante che sarebbe diventata mia moglie.


martedì 12 febbraio 2013

Siamo ancora vivi!

Era da un bel po' che non godevo così.
Perché dentro il missile scagliato da Franco Semioli sotto la traversa al 75' di Verona-Vicenza sabato scorso (9 febbraio 2013) allo stadio Bentegodi, ci sono tante cose.
C'è la rabbia di una squadra che quest'anno ha perso tanto, troppo, anche oltre i propri - molti - demeriti.
C'è la voglia di riscatto di un giocatore che finora aveva deluso un po' tutti, se stesso per primo, perché in serie B è uno che può e deve fare la differenza.
C'è l'orgoglio di una tifoseria che nonostante tutto non si rassegna, ma lotta e soffre fino a quando il cuore biancorosso continua a battere.
Dopo la sconfitta in casa con la Juve Stabia, sembrava di essere nella sala operatoria vista in mille telefilm, nel momento in cui il battito del paziente si arresta: "Dottore, lo abbiamo perso?".
No, ragazzi. Questo Vicenza non è ancora morto.
E lo ha dimostrato nel momento migliore, quello che ogni sceneggiatore avrebbe scelto.
Non una partita qualsiasi, ma la Partita, il derby con il Verona.
Non un derby qualsiasi, ma un derby in trasferta giocato da strasfavoriti: i gialloblu terzi e lanciati verso la serie A, noi terz'ultimi e dati ormai per spacciati alla retrocessione.
Un derby in cui abbiamo giocato con il cuore e l'umiltà di chi sa di dovere ringhiare contro avversari evidentemente più forti e più sereni, in uno stadio ribollente che reclamava la nostra testa come si faceva per i gladiatori al Colosseo. Ci siamo chiusi a difesa della nostra area come se fosse Fort Apache, sapendo di dover sfruttare quella che poteva essere forse l'unica occasione buona per uccidere il nemico.
Eccolo lì, lo spiraglio, l'unico angolo per scagliare la freccia mortale.
Franco Semioli lo ha visto all'improvviso, quando mancava un quarto d'ora alla fine, e ha colpito forte, deciso, spietato.
Quel pallone che si è inchiodato sotto l'incrocio, aveva dentro di sé l'urlo perentorio di Semioli, dei suoi compagni, di mister Dal Canto, di tutti i tifosi vicentini.
"Siamo ancora vivi!".



mercoledì 28 marzo 2012

L'uomo nero

Ci sono diversi buoni motivi per odiare l'Hellas Verona.
Il primo, e più forte, come ho già avuto modo di spiegare, è l'essere nato vicentino e biancorosso.
Negli ultimi anni, purtroppo, se n'è aggiunto un altro: la stupidità di una frangia della tifoseria gialloblu, ormai famigerata in tutta Italia per il suo becero, ignorante e incorreggibile razzismo.
Ecco, allora, che l'8 settembre 1996, guardando Novantesimo Minuto, ho avuto tante valide ragioni per godere.
Per prima cosa, il Verona aveva brillantemente esordito in quel campionato di serie A andando a perdere 4-1 a San Siro contro il Milan, oltretutto subendo due reti negli ultimi minuti dopo avere a lungo sperato di acciuffare un clamoroso pareggio - così, c'era ancora più gusto ad immaginare la delusione dei tifosi scaligeri sul treno del ritorno...
In secondo luogo, il gol del 3-1, che potete ammirare nel filmato qui sotto, è stato leggendario: un coast to coast entusiasmante di George Weah, partito dalla sua area con la palla al piede, più inarrestabile di un caterpillar. Credo che i difensori del Verona abbiano avuto gli incubi per qualche mese.
Per terza cosa - la ciliegina sulla torta - a compiere questa prodezza è stato proprio un uomo nero, alla faccia pallida e idiota di quei quattro sfigati con i drappi gialloblu che gli avevano ululato contro per tutta la partita.
Già, come i bambini: "Avete paura dell'uomo nero? Lo volete?".
Eccovi accontentati, coglioni!

domenica 11 marzo 2012

Antiverona

Ci sono annate in cui tutto va male. Ultimamente, a chi come me tifa Lanerossi, capita tristemente troppo spesso.
Eppure, anche nella stagione più buia e tribolata, anche quando andare al Menti diventa un supplizio come in questi tempi di vacche magre - anzi magrissime -, ci può essere un momento di puro godimento che vale quanto una vittoria: una sconfitta memorabile dell'Hellas Verona.
Inutile negarlo, De Coubertain se ne faccia una ragione: lo "spirito olimpico", "l'importante è partecipare", "vinca il migliore", rappresentano un'enorme montagna di cazzate se applicati alla fede calcistica.
I moralismi di facciata, la sportività pura e disinteressata, non hanno nulla a che fare con il tifo autentico e sanguigno di chi nasce con dei colori tatuati in fondo al cuore. Chi è biancorosso gode infinitamente per le disgrazie sportive di chi è gialloblu. Questa è la pura e semplice verità.
Non è un accontentarsi, una gioia in tono minore. E' proprio un'enorme soddisfazione, che alla fine dell'ennesimo campionato da dimenticare ti regala un momento fantastico e indimenticabile, rendendo più dolce ogni sofferenza appena vissuta.
Forse solo chi è senese e vede la contrada rivale superata ad un metro dal successo nel Palio può capire cosa intendo dire. Il tuo cavallo può anche essere arrivato ultimo, ma se quello dei "nemici" perde in maniera incredibile all'ultima curva, allora ne è valsa la pena.
Negli ultimi anni, fortunatamente, l'Hellas Verona mi ha regalato almeno due gioie immense.
La prima nel maggio 2007 quando i cugini gialloblu, per la prima volta dopo oltre sessant'anni, sono sprofondati in serie C. Avrò modo di celebrare quello splendido momento in uno dei prossimi post.
Ma visto che sabato prossimo si gioca il derby al Bentegodi, contro un Verona lanciatissimo verso la serie A che non vede l'ora di asfaltarci per cacciarci verso la Lega Pro, e tutti i segni del destino calcistico sembrano orientati verso questo esito nefasto, allora voglio ricordare il 9 maggio 2010.
Quel pomeriggio, oltre 25 mila tifosi veronesi accorsero al Bentegodi per dare l'ultima spinta ai gialloblu, che dopo un intero campionato di Lega Pro dominato in lungo e in largo, venivano da un finale un po' in calo che aveva clamorosamente messo a rischio la promozione in serie B: nell'ultima partita di campionato, il Verona doveva assolutamente vincere in casa il derby con il Portogruaro per non essere superato sul filo di lana dal Pescara, o dal Portogruaro stesso, e compromettere tutta la stagione.
L'esito pareva comunque scontato. Una squadra di blasone, una città e una provincia intera, uno stadio ribollente, tutti compatti contro una minuscola realtà di provincia spuntata dal nulla: Golia contro Davide.
Ancora una volta, però, l'ha spuntata Davide, che per l'occasione ha preso il nome di Riccardo: Riccardo Bocalon, ragazzino veneziano classe 1989, che al 43' del secondo tempo ha ammutolito e condannato allo sconforto i 25 mila del Bentegodi, regalando al Portogruaro la sua prima storica promozione in serie B.
I gialloblu finivano ai playoff, ma il destino del calcio aveva ormai già espresso il suo verdetto inappellabile, era chiaro a tutti: un campionato già vinto incredibilmente buttato nel cesso, un altro anno di purgatorio in Lega Pro.
Quella sera, mi sono guardato e riguardato tutti i telegiornali locali fregandomi le mani, gustandomi ogni secondo dei commenti sconfortati, increduli e sgomenti dei giornalisti e dei tifosi veronesi.
E allora, prima del derby di sabato prossimo dall'esito apparentemente scontato, proprio adesso che tutto in casa gialloblu sembra andare a gonfie vele, mentre monta l'attesa per celebrare il ritorno in pompa magna degli scaligeri in serie A e la nostra contemporanea retrocessione in Lega Pro, sono qui che aspetto di vedere come andrà a finire.
Perché non succede, ma se succede...
Grazie di esistere, Hellas Verona!

mercoledì 22 febbraio 2012

Il più bello per me

Se devo sceglierne uno solo, allora non ho dubbi. 29 febbraio 2004. Stadio Bentegodi di Verona.
Verona-Vicenza.
La madre di tutte le partite.
Non ho mai visto i biancorossi battere i gialloblu a casa loro.
Ci vuole il 29 febbraio di un anno bisestile perché il miracolo si compia, al termine di un incontro combattutissimo che fa saltare il cuore in gola a tutti i tifosi presenti.
Una girandola di emozioni. Vantaggio biancorosso con Bonanni al 9', pareggio su sfortunata autorete di Tamburini al 39'. Nella ripresa, il Verona ci mette sotto e passa quasi subito: Myrtai porta in vantaggio i gialloblu dopo appena 10', ma al 21' ci pensa Massimone Margiotta con un bolide su punizione a pareggiare i conti.
Potrebbe andar bene così, ma il Dio del calcio la pensa diversamente.
A dieci minuti dalla fine, l'arbitro - in questi casi, a prescindere, cornuto e venduto - fischia un rigore per il Verona. Sul dischetto si presenta Myrtai, la nostra sorte sembra segnata. E invece Avramov lo para.
Si può godere di più?
Sì, si può. Perché meno di due minuti dopo, quando anche un pareggio sembra tanta ma tanta roba, viene scritta la Storia. E la firma è di un Carneade che si è appena alzato dalla panchina: si chiama Gilberto Zanoletti, e a Vicenza metterà insieme in tutto 18 presenze, per lo più di pochi minuti, senza lasciare quasi alcuna traccia.
Rimane però, e brilla come un diamante, questo contropiede concluso con un tocco d'esterno: agli esteti del calcio dirà poco o niente, ma io impazzisco di gioia. Oggi davanti al pc come allora sugli spalti.


(avrei voluto trovare un link video solo per il gol con gli effetti dello stadio o una telecronaca dal vivo, purtroppo ho scovato solo questo video riassunto della partita con musica di sottofondo... il gol di Zanoletti è al minuto 4:20)