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giovedì 12 luglio 2012

Le minestre in Nazionale

I cuochi al seguito della nostra Nazionale devono sapere preparare delle minestre davvero prelibate.
Non si spiega altrimenti la predilezione dimostrata dai nostri giocatori più rappresentativi per il cucchiaio, che sanno utilizzare con tecnica sopraffina non solo a tavola, ma anche quando devono calciare un rigore decisivo.
Chiunque, in un momento così delicato, si affida alle certezze: una pigna devastante per buttare dentro palla e portiere insieme, o in alternativa un bel piattone all'angolino basso come ti insegnano fin dai Pulcini.
Chiunque, a parte i campioni dotati di genio assoluto e totale mancanza di comune buon senso.
In maglia azzurra, in anni recenti, ce ne sono stati due che in questo modo hanno preso per il culo i portieri avversari e al tempo stesso tutti noi tifosi italiani, incollati allo schermo con il rischio d'infarto a seguire per interminabili fotogrammi quel pallone che si avvia lentissimo, sghembo e floscio verso la rete, e sembra non voglia entrare mai.
Il primo è stato Totti, contro l'Olanda, nella semifinale gli Europei del 2000.
Il secondo Pirlo, con l'Inghilterra, ai quarti degli Europei del 2012.
Due rigori assurdamente indimenticabili, che ci hanno portato a due grandi vittorie.
E chissenefrega se qualche giorno dopo, in entrambi gli Europei, abbiamo perso la finale.
Ripensando a questi due campionati, noi italiani dimenticheremo in fretta il dessert indigesto che ci è rimasto sullo stomaco. Ci resterà invece per sempre impresso nel palato quel delizioso e inatteso sapore di minestra, che ci è stata servito su rigore con un cucchiaio raffinatissimo, degno delle tavole dei re.






mercoledì 16 maggio 2012

Grandi sofferenze per grandi gioie

Ci risiamo. Ancora una volta il Vicenza è in affanno, annaspa con l'acqua alla gola nel finale di una stagione tanto, troppo tribolata, che da gennaio in poi ci ha fatti precipitare verso il baratro della retrocessione.
Che sofferenza, ragazzi...
Uno non può neanche godersi il giorno del proprio matrimonio - e dico del proprio matrimonio - che nel frattempo gli amici ti avvisano via sms per raccontarti di un Vicenza che perde al Menti con la Nocerina. E dico al Menti. E dico con la Nocerina.
Più in basso di così, non si poteva andare, verrebbe da dire.
E invece più in basso si è andati, eccome. E io sono abbastanza cresciuto da poterlo ricordare.
Le ultime domeniche della primavera 1990 furono domeniche di passione e sofferenza come non mai, per il mio cuore di giovanissimo tifoso biancorosso.
Io, che a stento potevo ricordare un Vicenza in serie B, cresciuto in un Menti dove si ritrovavano a giocare squadre palesemente fuori luogo come Derthona, Baracca Lugo, Centese, Montevarchi, vedevo avvicinarsi addirittura il fantasma della serie C2. Ci ritrovavamo a inseguire una salvezza che sembrava ormai quasi impossibile, aggrappati all'ultima flebile speranza: acciuffare il Prato - e dico il Prato - battendolo in casa all'ultima di campionato, per poi giocarci tutto in un eventuale spareggio.
Ricordo poco o niente di quella partita. Solo una paura troia ogni volta che la palla superava la nostra metà campo. E il cuore in gola quando i nostri attaccanti si avvicinavano alla porta avversaria.
Tanti tifosi italiani, pochi mesi dopo, avrebbero rischiato l'infarto per i calci di rigore nella semifinale - malamente persa - con l'Argentina dopo le Notti Magiche di Italia '90. Non io, piccolo biancorosso: avevo già dato abbastanza quando, per due volte in quella partita, si era presentato sul dischetto il nostro libero, Luca Chiappino - e dico Chiappino. Per me, il più forte rigorista di tutti i tempi, senza dubbio. In mezzo, un colpo di testa in apnea di Giuseppe Maria Butti, che una volta tanto la buttò dentro, tenendo fede al suo cognome (per la cronaca, appena 3 gol in tutto nelle sue 28 presenze in biancorosso, ma questo vale almeno come 30).
Quanta sofferenza, quell'anno... Ma quanta gioia, quella domenica, e nel seguente spareggio di Ferrara...- di cui magari racconterò una delle prossime volte.
A chi sta soffrendo come me, oggi come allora, dedico questo filmato. Nella speranza che la storia e le emozioni possano ripetersi.