Se è tutto vero, non svegliatemi. Quest'anno, incredibilmente, il Vicenza torna a farci sognare. Un sogno meraviglioso per le vittorie e la posizione in classifica, per il gioco spettacolare espresso dalla squadra nel suo insieme, ma anche per i numeri d'alta classe dei singoli. A Modena, il 21 marzo 2015, un piccoletto è diventato un gigante. Si chiama Stefano Giacomelli, attaccante talentuoso quanto generoso, ma spesso poco concreto. Beh, al Braglia invece il nostro piccoletto col numero 10, una volta tanto, sembrava davvero il piccoletto del Barcellona con il numero 10. E questo magico tiro a girare sul secondo palo - provate a negarlo - potrebbe benissimo appartenere alla collezione di un altro grande numero 10, Alex Del Piero. Applausi per GiacoMessi.
per vedere il gol, basta cliccare qui sotto:
Giacomelli, un gol alla Del Piero
Solo il bello del calcio. Emozioni e ricordi legati ai migliori gol della mia vita.
Visualizzazione post con etichetta Vicenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vicenza. Mostra tutti i post
lunedì 23 marzo 2015
lunedì 17 novembre 2014
Cocco bellissimo
Altro che Cocco bello. Quello andato in scena ieri, domenica 16 novembre 2014 al Partenio per Avellino-Vicenza, è stato un Cocco bellissimo.
Una girata al volo di rara perfezione tecnica, un gesto da centravanti di razza purissima, che si è preso lo spazio per staccarsi dal difensore, coordinarsi, e spedire la palla là dove il portiere Gomis proprio non ci poteva arrivare. Non a caso, lo stesso Gomis ha applaudito l'attaccante biancorosso (complimenti anche a lui per il bel gesto). Cose che fanno bene al calcio. Ma soprattutto, cose che fanno bene al Vicenza. Ed è questo, a me bieco tifoso, che interessa infinitamente di più...
Vedere per credere (il gol è al minuto 1.05 del filmato raggiungibile cliccando qui)
Una girata al volo di rara perfezione tecnica, un gesto da centravanti di razza purissima, che si è preso lo spazio per staccarsi dal difensore, coordinarsi, e spedire la palla là dove il portiere Gomis proprio non ci poteva arrivare. Non a caso, lo stesso Gomis ha applaudito l'attaccante biancorosso (complimenti anche a lui per il bel gesto). Cose che fanno bene al calcio. Ma soprattutto, cose che fanno bene al Vicenza. Ed è questo, a me bieco tifoso, che interessa infinitamente di più...
Vedere per credere (il gol è al minuto 1.05 del filmato raggiungibile cliccando qui)
Etichette:
Avellino,
Cocco,
rovesciate,
tiri perfetti,
Vicenza
martedì 18 marzo 2014
Un bomber da sposare
Come si fa a non voler bene a un attaccante così?
Uno che lotta, corre, si sacrifica per la squadra.
Uno che sta iniziando a vedere bene anche la porta, eccome (8 gol in campionato finora, ma c'è voluto quasi un girone intero perché si sbloccasse...).
Uno che sa inventarsi anche giocate da campione vero, mica da giocatore qualunque.
Basta guardare i due colpi da maestro con cui ha deliziato il pubblico del Menti domenica 16 marzo, Vicenza-Lumezzane: prima il "quasi gol" (convertito in rete vera e propria da Tulli al 37' del primo tempo) propiziato con un colpo di tacco "alla Bettega"; e poi il gol a tutto tondo, bello da spellarsi le mani, al primo minuto della ripresa.
Piergiuseppe Maritato. Lo dice già il cognome: un bomber da sposare.
Vicenza-Lumezzane: Maritato show
Uno che lotta, corre, si sacrifica per la squadra.
Uno che sta iniziando a vedere bene anche la porta, eccome (8 gol in campionato finora, ma c'è voluto quasi un girone intero perché si sbloccasse...).
Uno che sa inventarsi anche giocate da campione vero, mica da giocatore qualunque.
Basta guardare i due colpi da maestro con cui ha deliziato il pubblico del Menti domenica 16 marzo, Vicenza-Lumezzane: prima il "quasi gol" (convertito in rete vera e propria da Tulli al 37' del primo tempo) propiziato con un colpo di tacco "alla Bettega"; e poi il gol a tutto tondo, bello da spellarsi le mani, al primo minuto della ripresa.
Piergiuseppe Maritato. Lo dice già il cognome: un bomber da sposare.
Vicenza-Lumezzane: Maritato show
lunedì 20 gennaio 2014
Tulli Tulli Tullipan
E' accaduto domenica 19 gennaio 2014, allo Stadio dei Marmi di Carrara. Proprio lì Giacomo Tulli, al 24' del primo tempo di Carrarese-Vicenza, ha regalato al pubblico il tulipano più raro e prezioso della sua serra.
Proprio come un tulipano, questa gemma del pallone ha iniziato a rivelarsi smuovendo il terreno a metà campo in un contrasto deciso, per poi germogliare un dribbling dopo l'altro, tra finte e accelerazioni, fino ad abbagliare il pubblico schiudendosi in tutta la sua sorprendente bellezza con un tiro dai venti metri che si è infilato sotto l'incrocio dei pali.
Stavolta sì che l'hai combinata bella, Giacomino: evviva Tulli Tulli Tullipan!
L'azione del gol inizia al minuto 2:09
Etichette:
Carrarese,
dribbling,
tiri perfetti,
Vicenza
sabato 7 dicembre 2013
Per chi suona la sirena
Dicevano che fosse un ex giocatore. Le battute facili e ingenerose si sprecavano. Simone Tiribocchi, detto il Tir, da quando era arrivato a Vicenza non era mai riuscito a far vedere i colpi che lo avevano reso negli anni precedenti un avversario temuto e quasi sempre letale. Tante volte lo avevamo visto suonare la sirena del Tir per festeggiare un gol segnato al Menti con la maglia dell'Atalanta o del Lecce.
A noi, purtroppo, sembrava essere capitato un camionista ormai in pensione.
E invece, il vecchietto, a 36 anni qualche colpo in canna ancora lo ha. Magari non correrà per novanta minuti a perdifiato, ma sa ancora come si butta dentro, eccome.
Si vedano le due prodezze in serie contro Lumezzane (16 novembre 2013) e Savona (23 novembre 2013). Due tiri al volo di rara bellezza, entrambi su assist al bacio di Jadid.
Adesso, anche le altre squadre di questo campionato sono avvisate.
Perché quando il Tir scende in campo, prima o poi c'è sempre il rischio di sentir suonare la sirena...
Il gol al Savona è nel video qui sotto; quello contro il Lumezzane si può vedere cliccando qui.
A noi, purtroppo, sembrava essere capitato un camionista ormai in pensione.
E invece, il vecchietto, a 36 anni qualche colpo in canna ancora lo ha. Magari non correrà per novanta minuti a perdifiato, ma sa ancora come si butta dentro, eccome.
Si vedano le due prodezze in serie contro Lumezzane (16 novembre 2013) e Savona (23 novembre 2013). Due tiri al volo di rara bellezza, entrambi su assist al bacio di Jadid.
Adesso, anche le altre squadre di questo campionato sono avvisate.
Perché quando il Tir scende in campo, prima o poi c'è sempre il rischio di sentir suonare la sirena...
Il gol al Savona è nel video qui sotto; quello contro il Lumezzane si può vedere cliccando qui.
Etichette:
Lumezzane,
Savona,
tiri perfetti,
Tiribocchi,
Vicenza
martedì 19 febbraio 2013
Eroe per caso
Ancora non ci crede, neanche lui.
Che il Vicenza terz'ultimo potesse vincere due trasferte di fila a Verona e Brescia, le uniche due squadre ancora imbattute in questo campionato, non lo avrebbe creduto nemmeno il più ottimista dei tifosi biancorossi.
Che poi il secondo, vitale 0-1 consecutivo sarebbe arrivato grazie ad un missile terra-aria di Nicolò Brighenti, professione difensore, zero gol in carriera fino a sabato 16 febbraio 2012, non lo avrebbe creduto neanche lui.
E invece è tutto vero: si veda il filmato e ci si stropiccino gli occhi.
Un certo Francesco Totti, qualche ora più tardi, in quello stesso giorno, ha segnato con una botta molto simile contro la Juve. E ovviamente tutti quelli che ne sanno di calcio hanno iniziato a profondersi in elogi speritcati, ché solo un campionissimo come il Pupone poteva firmare una prodezza del genere, questa è classe cristallina e inimitabile, giù il cappello.
Date fiato alle trombe, continuate a lodare il vecchierello di indubbio talento per uno dei tanti colpi di classe della sua luminosa carriera.
Io mi tengo stretta la risata incredula del giovane Brighenti, difensorino quasi sbarbatello con i piedi tutt'altro che aggraziati, che al Rigamonti ha sfoderato un colpo da fuoriclasse, come forse mai gli ricapiterà nella vita.
Nicolò, eroe per caso, stanne pur certo: io il gol di Totti me lo dimenticherò tra due settimane, ma la tua perla del Rigamonti la ricorderò con gioia, gratitudine e goduria per tutta la vita.
Etichette:
Brescia,
Brighenti,
tiri perfetti,
Vicenza
martedì 12 febbraio 2013
Siamo ancora vivi!
Era da un bel po' che non godevo così.
Perché dentro il missile scagliato da Franco Semioli sotto la traversa al 75' di Verona-Vicenza sabato scorso (9 febbraio 2013) allo stadio Bentegodi, ci sono tante cose.
C'è la rabbia di una squadra che quest'anno ha perso tanto, troppo, anche oltre i propri - molti - demeriti.
C'è la voglia di riscatto di un giocatore che finora aveva deluso un po' tutti, se stesso per primo, perché in serie B è uno che può e deve fare la differenza.
C'è l'orgoglio di una tifoseria che nonostante tutto non si rassegna, ma lotta e soffre fino a quando il cuore biancorosso continua a battere.
Dopo la sconfitta in casa con la Juve Stabia, sembrava di essere nella sala operatoria vista in mille telefilm, nel momento in cui il battito del paziente si arresta: "Dottore, lo abbiamo perso?".
No, ragazzi. Questo Vicenza non è ancora morto.
E lo ha dimostrato nel momento migliore, quello che ogni sceneggiatore avrebbe scelto.
Non una partita qualsiasi, ma la Partita, il derby con il Verona.
Non un derby qualsiasi, ma un derby in trasferta giocato da strasfavoriti: i gialloblu terzi e lanciati verso la serie A, noi terz'ultimi e dati ormai per spacciati alla retrocessione.
Un derby in cui abbiamo giocato con il cuore e l'umiltà di chi sa di dovere ringhiare contro avversari evidentemente più forti e più sereni, in uno stadio ribollente che reclamava la nostra testa come si faceva per i gladiatori al Colosseo. Ci siamo chiusi a difesa della nostra area come se fosse Fort Apache, sapendo di dover sfruttare quella che poteva essere forse l'unica occasione buona per uccidere il nemico.
Eccolo lì, lo spiraglio, l'unico angolo per scagliare la freccia mortale.
Franco Semioli lo ha visto all'improvviso, quando mancava un quarto d'ora alla fine, e ha colpito forte, deciso, spietato.
Quel pallone che si è inchiodato sotto l'incrocio, aveva dentro di sé l'urlo perentorio di Semioli, dei suoi compagni, di mister Dal Canto, di tutti i tifosi vicentini.
"Siamo ancora vivi!".
Etichette:
derby,
Semioli,
tiri perfetti,
Verona,
Vicenza
martedì 11 settembre 2012
Benvenuto, Mimmo!
Una rondine non fa primavera. Il buongiorno non si vede dal mattino. Chi ben comincia non è a metà dell'opera: ha solo cominciato.
D'accordo.
Però, ragazzi, questo Dominique Malonga che arriva a Vicenza acquistato dal Cesena il giovedì, mollato dalla sua ex squadra come l'ultimo degli scarti, e al sabato proprio contro il Cesena ti sfoggia una prestazione e una girata al volo così (si vada al minuto 1.03 del filmato), è davvero un bel vedere.
Aggiungiamoci che gli amici italiani, Dominique, lo chiamano Mimmo. Già, proprio come il "nostro" Di Carlo, l'eroe di tante gloriose battaglie.
Come può non suscitare subito simpatia al popolo biancorosso?
E allora benvenuto a Vicenza, Mimmo! Ci regalassi la metà delle gioie che ci ha regalato il tuo omonimo, sarebbe già tanta, tantissima roba...
D'accordo.
Però, ragazzi, questo Dominique Malonga che arriva a Vicenza acquistato dal Cesena il giovedì, mollato dalla sua ex squadra come l'ultimo degli scarti, e al sabato proprio contro il Cesena ti sfoggia una prestazione e una girata al volo così (si vada al minuto 1.03 del filmato), è davvero un bel vedere.
Aggiungiamoci che gli amici italiani, Dominique, lo chiamano Mimmo. Già, proprio come il "nostro" Di Carlo, l'eroe di tante gloriose battaglie.
Come può non suscitare subito simpatia al popolo biancorosso?
E allora benvenuto a Vicenza, Mimmo! Ci regalassi la metà delle gioie che ci ha regalato il tuo omonimo, sarebbe già tanta, tantissima roba...
Etichette:
Cesena,
Malonga,
rovesciate,
tiri perfetti,
Vicenza
sabato 2 giugno 2012
Non è tempo per gli esteti
Ci sono occasioni in cui un gol è meraviglioso in sé, solo perché la palla rotola in fondo al sacco.
Non importa come. Non importa chi sia stato. Basta che sia gol.
Era esattamente così per noi tifosi vicentini, in quel trepidante spareggio di Ferrara del 1990 che ci vedeva opposti al Prato per scongiurare l'ignominia della C2. Una squadra toscana e biancoazzurra.
Sarà di nuovo così, domani, per rimanere aggrappati alla B sfidando l'Empoli. Una squadra toscana e biancoazzurra. Nel dubbio, mi sembra opportuno rimarcare la coincidenza.
Allora furono il bolide di Zamuner e la freddezza di Tacchi a salvarci il culo (per qualche motivo a me ignoto, non riesco a incorporare questo filmato da Youtube... il link per vederlo è questo).
Stavolta non so proprio chi potrà essere, e francamente non m'interessa minimamente.
Basta che ce lo salvi.
Allora sarà comunque un gol meraviglioso, destinato a rimanere tale per sempre, e io vorrò per sempre bene a quel giocatore.
Non importa come. Non importa chi sia stato. Basta che sia gol.
Era esattamente così per noi tifosi vicentini, in quel trepidante spareggio di Ferrara del 1990 che ci vedeva opposti al Prato per scongiurare l'ignominia della C2. Una squadra toscana e biancoazzurra.
Sarà di nuovo così, domani, per rimanere aggrappati alla B sfidando l'Empoli. Una squadra toscana e biancoazzurra. Nel dubbio, mi sembra opportuno rimarcare la coincidenza.
Allora furono il bolide di Zamuner e la freddezza di Tacchi a salvarci il culo (per qualche motivo a me ignoto, non riesco a incorporare questo filmato da Youtube... il link per vederlo è questo).
Stavolta non so proprio chi potrà essere, e francamente non m'interessa minimamente.
Basta che ce lo salvi.
Allora sarà comunque un gol meraviglioso, destinato a rimanere tale per sempre, e io vorrò per sempre bene a quel giocatore.
Etichette:
amarcord,
contropiedi,
Prato,
Tacchi,
tiri perfetti,
Vicenza,
Zamuner
mercoledì 16 maggio 2012
Grandi sofferenze per grandi gioie
Ci risiamo. Ancora una volta il Vicenza è in affanno, annaspa con l'acqua alla gola nel finale di una stagione tanto, troppo tribolata, che da gennaio in poi ci ha fatti precipitare verso il baratro della retrocessione.
Che sofferenza, ragazzi...
Uno non può neanche godersi il giorno del proprio matrimonio - e dico del proprio matrimonio - che nel frattempo gli amici ti avvisano via sms per raccontarti di un Vicenza che perde al Menti con la Nocerina. E dico al Menti. E dico con la Nocerina.
Più in basso di così, non si poteva andare, verrebbe da dire.
E invece più in basso si è andati, eccome. E io sono abbastanza cresciuto da poterlo ricordare.
Le ultime domeniche della primavera 1990 furono domeniche di passione e sofferenza come non mai, per il mio cuore di giovanissimo tifoso biancorosso.
Io, che a stento potevo ricordare un Vicenza in serie B, cresciuto in un Menti dove si ritrovavano a giocare squadre palesemente fuori luogo come Derthona, Baracca Lugo, Centese, Montevarchi, vedevo avvicinarsi addirittura il fantasma della serie C2. Ci ritrovavamo a inseguire una salvezza che sembrava ormai quasi impossibile, aggrappati all'ultima flebile speranza: acciuffare il Prato - e dico il Prato - battendolo in casa all'ultima di campionato, per poi giocarci tutto in un eventuale spareggio.
Ricordo poco o niente di quella partita. Solo una paura troia ogni volta che la palla superava la nostra metà campo. E il cuore in gola quando i nostri attaccanti si avvicinavano alla porta avversaria.
Tanti tifosi italiani, pochi mesi dopo, avrebbero rischiato l'infarto per i calci di rigore nella semifinale - malamente persa - con l'Argentina dopo le Notti Magiche di Italia '90. Non io, piccolo biancorosso: avevo già dato abbastanza quando, per due volte in quella partita, si era presentato sul dischetto il nostro libero, Luca Chiappino - e dico Chiappino. Per me, il più forte rigorista di tutti i tempi, senza dubbio. In mezzo, un colpo di testa in apnea di Giuseppe Maria Butti, che una volta tanto la buttò dentro, tenendo fede al suo cognome (per la cronaca, appena 3 gol in tutto nelle sue 28 presenze in biancorosso, ma questo vale almeno come 30).
Quanta sofferenza, quell'anno... Ma quanta gioia, quella domenica, e nel seguente spareggio di Ferrara...- di cui magari racconterò una delle prossime volte.
A chi sta soffrendo come me, oggi come allora, dedico questo filmato. Nella speranza che la storia e le emozioni possano ripetersi.
Che sofferenza, ragazzi...
Uno non può neanche godersi il giorno del proprio matrimonio - e dico del proprio matrimonio - che nel frattempo gli amici ti avvisano via sms per raccontarti di un Vicenza che perde al Menti con la Nocerina. E dico al Menti. E dico con la Nocerina.
Più in basso di così, non si poteva andare, verrebbe da dire.
E invece più in basso si è andati, eccome. E io sono abbastanza cresciuto da poterlo ricordare.
Le ultime domeniche della primavera 1990 furono domeniche di passione e sofferenza come non mai, per il mio cuore di giovanissimo tifoso biancorosso.
Io, che a stento potevo ricordare un Vicenza in serie B, cresciuto in un Menti dove si ritrovavano a giocare squadre palesemente fuori luogo come Derthona, Baracca Lugo, Centese, Montevarchi, vedevo avvicinarsi addirittura il fantasma della serie C2. Ci ritrovavamo a inseguire una salvezza che sembrava ormai quasi impossibile, aggrappati all'ultima flebile speranza: acciuffare il Prato - e dico il Prato - battendolo in casa all'ultima di campionato, per poi giocarci tutto in un eventuale spareggio.
Ricordo poco o niente di quella partita. Solo una paura troia ogni volta che la palla superava la nostra metà campo. E il cuore in gola quando i nostri attaccanti si avvicinavano alla porta avversaria.
Tanti tifosi italiani, pochi mesi dopo, avrebbero rischiato l'infarto per i calci di rigore nella semifinale - malamente persa - con l'Argentina dopo le Notti Magiche di Italia '90. Non io, piccolo biancorosso: avevo già dato abbastanza quando, per due volte in quella partita, si era presentato sul dischetto il nostro libero, Luca Chiappino - e dico Chiappino. Per me, il più forte rigorista di tutti i tempi, senza dubbio. In mezzo, un colpo di testa in apnea di Giuseppe Maria Butti, che una volta tanto la buttò dentro, tenendo fede al suo cognome (per la cronaca, appena 3 gol in tutto nelle sue 28 presenze in biancorosso, ma questo vale almeno come 30).
Quanta sofferenza, quell'anno... Ma quanta gioia, quella domenica, e nel seguente spareggio di Ferrara...- di cui magari racconterò una delle prossime volte.
A chi sta soffrendo come me, oggi come allora, dedico questo filmato. Nella speranza che la storia e le emozioni possano ripetersi.
mercoledì 29 febbraio 2012
Come loro nessuno mai
Nascere tifoso di una cosiddetta "grande squadra", come Juve, Milan, Inter o Roma, è senz'altro un'enorme sfortuna. Ne sono profondamente convinto. L'assuefazione alla vittoria, alla competizione ad alto livello, ti nega la gioia incontenibile del successo totalmente inatteso, impronosticabile, probabilmente irripetibile.
Una "grande squadra" ha vinto, vince e vincerà sempre qualcosa. Magari con qualche anno di buco nero tra uno scudetto e una coppa, che talvolta può assumere dimensioni considerevoli (vedi gli anni Novanta e Duemila da barzelletta dell'Inter); prima o poi, però, è certo che la ruota girerà, e arriverà un Mourinho qualunque a risarcirti di tutto con un "triplete".
Quando invece nella Storia del calcio accade qualcosa di completamente assurdo e illogico, quando a festeggiare sono i tifosi di una squadra su cui nessuno alla vigilia avrebbe onestamente scommesso un soldo bucato - neanche loro stessi! - allora quella gioia si sublima nell'estasi pura, in uno stordimento che non è esattamente di questo mondo.
Invidio - Dio solo sa quanto - gli odiati cugini veronesi per i brividi dello scudetto dell'85 (rimarchiamolo per dovere di cronaca: l'unico campionato con il sorteggio integrale degli arbitri...). Li invidio a morte, perché solo loro sanno quanto, e per quanto tempo, hanno goduto come ricci in ogni cellula del loro corpo.
Nel mio piccolo, io posso dire che non ho dormito la notte del 29 maggio 1997. Sono tornato a notte fonda da Piazza dei Signori, il cuore di Vicenza, dov'ero rimasto a cantare, saltare, brindare, godere con mio papà, mio fratello, i miei amici e migliaia di tifosi in un'orgia collettiva meravigliosa. Stremato, con la gola in fiamme, ma ancora pervaso dall'adrenalina, ho acceso la tv e ho girato qualunque canale per rivedere almeno altre dieci volte le immagini che qualche ora prima allo stadio mi si erano impresse negli occhi e nel cuore.
La coreografia da brividi. Il terremoto sugli spalti. Il gol di Maini, quello di Rossi, quello di Iannuzzi. Il vecchio stadio Menti impazzito.
Avevamo vinto la Coppa Italia. Neanche Gibì Fabbri e Paolo Rossi c'erano riusciti. Il momento più alto in 95 anni di storia biancorossa. Stavo sognando? No, il Vietnam in gola bruciava troppo per essere un'illusione. Avevamo vinto davvero, e io avevo 17 anni e una maglia biancorossa sudata di vino e di gloria addosso. L'avrei raccontato ai miei figli e ai miei nipoti. Più forti del Napoli, più forti del Milan, più forti della Juve, più forti dell'Inter, più forti del Verona. Più forti di tutti.
Impossibile, ma vero.
Tenetevi le vostre Champions e i vostri scudetti "che prima o poi arrivano", non farei mai a cambio.
Il 29 maggio 1997 io c'ero, e ho raggiunto l'estasi inarrivabile e irripetibile del godimento calcistico.
mercoledì 22 febbraio 2012
Il più bello per me
Se devo sceglierne uno solo, allora non ho dubbi. 29 febbraio 2004. Stadio Bentegodi di Verona.
Verona-Vicenza.
La madre di tutte le partite.
Non ho mai visto i biancorossi battere i gialloblu a casa loro.
Ci vuole il 29 febbraio di un anno bisestile perché il miracolo si compia, al termine di un incontro combattutissimo che fa saltare il cuore in gola a tutti i tifosi presenti.
Una girandola di emozioni. Vantaggio biancorosso con Bonanni al 9', pareggio su sfortunata autorete di Tamburini al 39'. Nella ripresa, il Verona ci mette sotto e passa quasi subito: Myrtai porta in vantaggio i gialloblu dopo appena 10', ma al 21' ci pensa Massimone Margiotta con un bolide su punizione a pareggiare i conti.
Potrebbe andar bene così, ma il Dio del calcio la pensa diversamente.
A dieci minuti dalla fine, l'arbitro - in questi casi, a prescindere, cornuto e venduto - fischia un rigore per il Verona. Sul dischetto si presenta Myrtai, la nostra sorte sembra segnata. E invece Avramov lo para.
Si può godere di più?
Sì, si può. Perché meno di due minuti dopo, quando anche un pareggio sembra tanta ma tanta roba, viene scritta la Storia. E la firma è di un Carneade che si è appena alzato dalla panchina: si chiama Gilberto Zanoletti, e a Vicenza metterà insieme in tutto 18 presenze, per lo più di pochi minuti, senza lasciare quasi alcuna traccia.
Rimane però, e brilla come un diamante, questo contropiede concluso con un tocco d'esterno: agli esteti del calcio dirà poco o niente, ma io impazzisco di gioia. Oggi davanti al pc come allora sugli spalti.
(avrei voluto trovare un link video solo per il gol con gli effetti dello stadio o una telecronaca dal vivo, purtroppo ho scovato solo questo video riassunto della partita con musica di sottofondo... il gol di Zanoletti è al minuto 4:20)
Verona-Vicenza.
La madre di tutte le partite.
Non ho mai visto i biancorossi battere i gialloblu a casa loro.
Ci vuole il 29 febbraio di un anno bisestile perché il miracolo si compia, al termine di un incontro combattutissimo che fa saltare il cuore in gola a tutti i tifosi presenti.
Una girandola di emozioni. Vantaggio biancorosso con Bonanni al 9', pareggio su sfortunata autorete di Tamburini al 39'. Nella ripresa, il Verona ci mette sotto e passa quasi subito: Myrtai porta in vantaggio i gialloblu dopo appena 10', ma al 21' ci pensa Massimone Margiotta con un bolide su punizione a pareggiare i conti.
Potrebbe andar bene così, ma il Dio del calcio la pensa diversamente.
A dieci minuti dalla fine, l'arbitro - in questi casi, a prescindere, cornuto e venduto - fischia un rigore per il Verona. Sul dischetto si presenta Myrtai, la nostra sorte sembra segnata. E invece Avramov lo para.
Si può godere di più?
Sì, si può. Perché meno di due minuti dopo, quando anche un pareggio sembra tanta ma tanta roba, viene scritta la Storia. E la firma è di un Carneade che si è appena alzato dalla panchina: si chiama Gilberto Zanoletti, e a Vicenza metterà insieme in tutto 18 presenze, per lo più di pochi minuti, senza lasciare quasi alcuna traccia.
Rimane però, e brilla come un diamante, questo contropiede concluso con un tocco d'esterno: agli esteti del calcio dirà poco o niente, ma io impazzisco di gioia. Oggi davanti al pc come allora sugli spalti.
(avrei voluto trovare un link video solo per il gol con gli effetti dello stadio o una telecronaca dal vivo, purtroppo ho scovato solo questo video riassunto della partita con musica di sottofondo... il gol di Zanoletti è al minuto 4:20)
Iscriviti a:
Post (Atom)


