Il Chelsea non può starmi simpatico.
Non può, perché nel 1998 ci ha rubato una finale di Coppa delle Coppe che avremmo strameritato, condannandomi ad una delle peggiori notti in bianco della mia vita biancorossa.
Ma ieri, 15 maggio 2013, un giocatore del Chelsea è entrato nella storia del suo club da grandissimo protagonista, e devo dargliene atto.
Non è questione di culo se all'ultimo respiro di una finale europea riesci a centrare il colpo di testa perfetto, per entrare in paradiso e mandare gli avversari all'inferno. Ivanovic ha fatto un gol da campione vero - per gesto tecnico, atletico e determinazione - e gli tributo l'onore che merita anche un nemico, quando si dimostra tale.
Poveracci, però, quelli del Benfica. Biancorossi come noi. Sconfitti come noi. Immeritatamente come noi.
Già, ma loro tra un anno o due potranno riprovarci, a vincere un'Europa League.
A noi, invece, quando mai ricapiterà?
Non ha fatto "tre anni di militare a Cuneo", come recitava in una celebre battuta il suo celeberrimo, omonimo e conterraneo attore, ma nove di grande calcio a Udine. Professione: superbomber.
A 35 anni suonati, Totò Di Natale resta uno dei migliori in circolazione.
Anche domenica scorsa, il 7 aprile 2013, ha deliziato tutti noi che amiamo il pallone con questo sopraffino tiro al volo di sinistro che ha fatto secco il povero Puggioni in Udinese-Chievo 3-1.
Il suo allenatore, Francesco Guidolin, ha detto che è stato un gol "alla Van Basten", riferendosi ovviamente a questo gol leggendario.
Paragone senz'altro appropriato e lusinghiero.
Io, però, credo che il commento più calzante sia proprio quello del suo celeberrimo, omonimo e conterraneo attore. 1950-2013: oggi come allora, è sempre Totò Sceicco.
Quando Mario fa il Super, non ce n'è per nessuno. Neanche per il Brasile.
Va bene, l'amichevole di Ginevra tra l'Italia e la Nazionale verdeoro del 21 marzo 2013 non vale certo come una partita di Coppa del Mondo.
Ma ci vogliono classe, carisma, coraggio e consapevolezza - oltre alla giusta dose di culo, altro elemento fondamentale in questo concentrato di fattore c - per decidere di provare un tiro da lontano così, sapendo che tutti sono lì pronti a criticarti proprio perché ti chiami Balotelli e hai quel fare da bullo di periferia che ti rende antipatico al mondo.
Per quel che mi riguarda, finché in Nazionale gioca e segna così, lasciatelo essere antipatico e sbruffone quanto gli pare.
Sai che ridere se tra un annetto o giù di lì fosse ufficialmente dichiarato "persona non gradita" in Brasile, dopo aver segnato un gol del genere in una partita dei Mondiali 2014, magari proprio al Maracanà e contro la Seleçao?
Lasciatemi sognare.
Lasciatelo segnare.
E' un italiano: un italiano vero - e nero.
(Con sentiti ringraziamenti a Toto Cutugno).
Che il Vicenza terz'ultimo potesse vincere due trasferte di fila a Verona e Brescia, le uniche due squadre ancora imbattute in questo campionato, non lo avrebbe creduto nemmeno il più ottimista dei tifosi biancorossi.
Che poi il secondo, vitale 0-1 consecutivo sarebbe arrivato grazie ad un missile terra-aria di Nicolò Brighenti, professione difensore, zero gol in carriera fino a sabato 16 febbraio 2012, non lo avrebbe creduto neanche lui.
E invece è tutto vero: si veda il filmato e ci si stropiccino gli occhi.
Un certo Francesco Totti, qualche ora più tardi, in quello stesso giorno, ha segnato con una botta molto simile contro la Juve. E ovviamente tutti quelli che ne sanno di calcio hanno iniziato a profondersi in elogi speritcati, ché solo un campionissimo come il Pupone poteva firmare una prodezza del genere, questa è classe cristallina e inimitabile, giù il cappello.
Date fiato alle trombe, continuate a lodare il vecchierello di indubbio talento per uno dei tanti colpi di classe della sua luminosa carriera.
Io mi tengo stretta la risata incredula del giovane Brighenti, difensorino quasi sbarbatello con i piedi tutt'altro che aggraziati, che al Rigamonti ha sfoderato un colpo da fuoriclasse, come forse mai gli ricapiterà nella vita.
Nicolò, eroe per caso, stanne pur certo: io il gol di Totti me lo dimenticherò tra due settimane, ma la tua perla del Rigamonti la ricorderò con gioia, gratitudine e goduria per tutta la vita.
Perché dentro il missile scagliato da Franco Semioli sotto la traversa al 75' di Verona-Vicenza sabato scorso (9 febbraio 2013) allo stadio Bentegodi, ci sono tante cose.
C'è la rabbia di una squadra che quest'anno ha perso tanto, troppo, anche oltre i propri - molti - demeriti.
C'è la voglia di riscatto di un giocatore che finora aveva deluso un po' tutti, se stesso per primo, perché in serie B è uno che può e deve fare la differenza.
C'è l'orgoglio di una tifoseria che nonostante tutto non si rassegna, ma lotta e soffre fino a quando il cuore biancorosso continua a battere.
Dopo la sconfitta in casa con la Juve Stabia, sembrava di essere nella sala operatoria vista in mille telefilm, nel momento in cui il battito del paziente si arresta: "Dottore, lo abbiamo perso?".
No, ragazzi. Questo Vicenza non è ancora morto.
E lo ha dimostrato nel momento migliore, quello che ogni sceneggiatore avrebbe scelto.
Non una partita qualsiasi, ma la Partita, il derby con il Verona.
Non un derby qualsiasi, ma un derby in trasferta giocato da strasfavoriti: i gialloblu terzi e lanciati verso la serie A, noi terz'ultimi e dati ormai per spacciati alla retrocessione.
Un derby in cui abbiamo giocato con il cuore e l'umiltà di chi sa di dovere ringhiare contro avversari evidentemente più forti e più sereni, in uno stadio ribollente che reclamava la nostra testa come si faceva per i gladiatori al Colosseo. Ci siamo chiusi a difesa della nostra area come se fosse Fort Apache, sapendo di dover sfruttare quella che poteva essere forse l'unica occasione buona per uccidere il nemico.
Eccolo lì, lo spiraglio, l'unico angolo per scagliare la freccia mortale.
Franco Semioli lo ha visto all'improvviso, quando mancava un quarto d'ora alla fine, e ha colpito forte, deciso, spietato.
Quel pallone che si è inchiodato sotto l'incrocio, aveva dentro di sé l'urlo perentorio di Semioli, dei suoi compagni, di mister Dal Canto, di tutti i tifosi vicentini.