Dicevano che fosse un ex giocatore. Le battute facili e ingenerose si sprecavano. Simone Tiribocchi, detto il Tir, da quando era arrivato a Vicenza non era mai riuscito a far vedere i colpi che lo avevano reso negli anni precedenti un avversario temuto e quasi sempre letale. Tante volte lo avevamo visto suonare la sirena del Tir per festeggiare un gol segnato al Menti con la maglia dell'Atalanta o del Lecce.
A noi, purtroppo, sembrava essere capitato un camionista ormai in pensione.
E invece, il vecchietto, a 36 anni qualche colpo in canna ancora lo ha. Magari non correrà per novanta minuti a perdifiato, ma sa ancora come si butta dentro, eccome.
Si vedano le due prodezze in serie contro Lumezzane (16 novembre 2013) e Savona (23 novembre 2013). Due tiri al volo di rara bellezza, entrambi su assist al bacio di Jadid.
Adesso, anche le altre squadre di questo campionato sono avvisate.
Perché quando il Tir scende in campo, prima o poi c'è sempre il rischio di sentir suonare la sirena...
Il gol al Savona è nel video qui sotto; quello contro il Lumezzane si può vedere cliccando qui.
Chissenefrega delle immagini? Chissenefrega di come ha segnato?
Per godere in diretta come ho fatto io, basta riascoltare il commento di Tutto Il Calcio Minuto per Minuto. Verona zero, Chievo uno.
Minuto 92. Il Verona dei miracoli perde il 23 novembre 2013 il derby scaligero, che ritorna in serie A dopo undici anni, contro il Chievo ultimo in classifica. "L'eroe del Bentegodi si chiama Lazarevic, al novantaduesimo minuto!". Massimo Barchiesi, ti voglio bene.
Mettetevi comodi, andate al minuto 4.10, alzate il volume, e godetevi lo spettacolo. Gol di Lazarevic - radiocronaca in diretta
Si può provare una nostalgia canaglia per qualcuno che non si è mai conosciuto o qualcosa che non si è mai vissuto personalmente? Sì, se il racconto dei testimoni è così vivido, emozionato ed emozionante che riesce a coinvolgerti totalmente.
Limitandoci ai ricordi calcistici, la mia nostalgia più canaglia è sempre stata dedicata al Real Vicenza di Gibì Fabbri, secondo molti una delle squadre più spettacolari viste in Italia negli ultimi quarant'anni. Ci siamo mancati di poco, io e il Real Vicenza: il triennio d'oro biancorosso è andato dal 1976 al 1979, e io sono nato proprio nell'ottobre di quell'anno. Ma mio papà e mio zio, che al Menti in quei campionati hanno avuto la fortuna di esserci, fin da piccolo mi hanno raccontato entusiasti le gesta di giocatori come Rossi, Filippi, Carrera, Cerilli, diventati così i mitici eroi del mio epico mondo calcistico solo immaginato.
Più recentemente, quando per qualche anno ho abitato a Torino, ho avuto modo di respirare e sentir raccontare altre storie calcistiche epiche e affascinanti, stavolta a tinte granata. Una è l'epopea del Grande Torino e dello stadio Filadelfia. E se esistesse una macchina del tempo, confesso che pagherei una discreta cifra per poter vedere una partita di quella squadra straordinaria in quello stadio straordinario. Personalmente, però, sono affettivamente ancora più legato all'altra epica e tragica storia granata: quella che racconta di un ragazzo fuori dal comune, non solo per il suo talento, morto mentre attraversava la strada quando aveva appena 24 anni, proprio il 15 ottobre di 46 anni fa. Quel ragazzo si chiamava Gigi, Gigi Meroni. Aveva sempre il numero 7 sulle spalle, lo stesso che indossavo io da ragazzino. Aveva un animo d'artista in campo e fuori: si inventava dribbling e gol fantastici, dipingeva, amava i Beatles, disegnava da sé gli abiti che indossava, girava per il centro di Torino con una gallina al guinzaglio. Un genio ribelle, una simpatica canaglia. Ecco, per questa canaglia io ho imparato a provare una profonda nostalgia canaglia. Perché se quella maledetta sera d'ottobre Gigi Meroni non fosse stato investito, chissà quanti altri gol ci avrebbe regalato come questo geniale, assurdo tiro a giro inventato dal nulla in un Inter-Torino del marzo 1967 (dopo venti secondi dall'inizio del filmato qui sotto). Il coniglio è uscito dal cilindro, ed è andato a volare morbido proprio sotto il sette. Già, il suo sette. Ciao Gigi, quanto ci manchi.
Lorenzo il Magnifico non abita a Firenze e non gioca per la Fiorentina.
E' uno scugnizzo napoletano che sta facendo impazzire i tifosi all'ombra del Vesuvio. Splendido profeta in patria, Lorenzo Insigne in campo regala magie come questa punizione in Champions League contro il Borussia Dortmund del 18 settembre 2013.
Se quest'anno il Napoli può davvero sognare in grande, il merito è anche di questo piccolo, magnifico attaccante.
Da ieri, 1 settembre 2013, sto cominciando a rivalutare gli effetti della retrocessione del mio amato Lane in serie C e della contemporanea promozione in serie A del Verona.
Intendiamoci, ci vuole davvero uno sforzo titanico: se penso che i gialloblu la settimana scorsa hanno rifilato due banane al Milan, in un Bentegodi portato all'estasi da orgia calcistica grazie a una doppietta di quello stesso Luca Toni che i primi gol in serie A li ha festeggiati proprio in maglia biancorossa, gli zebedei tornano subito a vorticarmi furiosamente e cado in depressione.
Eppure, proprio dopo questa prestigiosa vittoria, in riva all'Adige molti avevano già iniziato a bullarsi con spocchia urticante, manco avessero già rivinto lo scudetto.
Gialloblu superstar come nell'85? Andiamoci Pjanic, ragazzi...
Mi sa che quest'anno toccherà a voi masticare amaro più di una domenica, trovando avversari come questo genio slavo, che dal niente ti inventa un pallonetto così, facendo fare la figura del poro mona al portierone veronese Rafael. 3-0, silenzio e orecchie basse: la Roma vi ha ridicolizzati, boriosi cugini.
Qualche ora dopo, invece, noi al Menti contro il Pavia sembravamo il Real Madrid, e Mustacchio era il nostro imprendibile Bale.
Una volta tanto, pare che giocheremo davvero per vincere, anziché per non perdere. Questa serie C comincia quasi a starmi simpatica...